Laddove Finmeccanica cede, Cameron ci infila i suoi Typhoon

Londra. Noi non siamo come gli italiani, collaboriamo insieme su molti dossier legati alla difesa, ma non siamo come loro. Il premier inglese, David Cameron, in visita in India, ha affrontato assieme al collega Manmohan Singh il problema della commessa di AugustaWestland di 12 elicotteri AW101 congelata a causa dell’accusa di corruzione ai vertici di Finmeccanica. Questi velivoli vengono costruiti in Inghilterra, ma “noi non c’entriamo con alcune pratiche – ha sottolineato Cameron – anzi abbiamo il sistema di leggi anticorruzione più forte di tutto il mondo”.
20 AGO 20
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Londra. Noi non siamo come gli italiani, collaboriamo insieme su molti dossier legati alla difesa, ma non siamo come loro. Il premier inglese, David Cameron, in visita in India, ha affrontato assieme al collega Manmohan Singh il problema della commessa di AugustaWestland di 12 elicotteri AW101 congelata a causa dell’accusa di corruzione ai vertici di Finmeccanica. Questi velivoli vengono costruiti in Inghilterra, ma “noi non c’entriamo con alcune pratiche – ha sottolineato Cameron – anzi abbiamo il sistema di leggi anticorruzione più forte di tutto il mondo”. E poiché l’occasione è ghiotta, il premier britannico non se l’è fatta scappare: l’India, affamata di armi come pochi altri paesi al mondo (è per questo che il congelamento della commessa di Finmeccanica ha un impatto relativo devastante sul business dell’azienda), potrebbe dotarsi dei jet Typhoon (di Eurofighter) e abbandonare il contratto in discussione con i francesi di Dassault Aviation. Da buon piazzista, Cameron ha detto di essere convinto che i Typhoon sono superiori rispetto agli altri mezzi comparabili, “e anche se questo non è certo l’obiettivo di questa visita”, non sarebbe male portare a casa un contratto milionario nel settore della Difesa.
Anzi, molti sono convinti che questo sia l’unico obiettivo di Cameron: viaggiano assieme a lui tanti industriali che hanno interessi nel settore della Difesa. A dicembre il premier aveva fatto uno spot per i Typhoon, in una visita in medio oriente, celebrando “le performance eccezionali” di questi jet (prodotti dal consorzio di cui fa parte anche l’Italia) nella campagna di Libia. Il conto politico della cacciata di Muammar Gheddafi da Tripoli è ancora tutto da pagare – ed è destinato a essere molto oneroso, se i terroristi continuano a dilagare nel Sahel a causa dell’instabilità libica – ma quello militare è invece già bello che saldato. “Ogni paese nel mondo ha il diritto all’autodifesa – ha detto Cameron in Oman, dove ha fatto scalo prima di andare in India – e sono determinato a valorizzare l’eccellenza britannica nel settore, sostenendo 300 mila posti di lavoro in tutta l’Inghilterra”. Molti detrattori vedono qualcosa di losco in questa attenzione del premier alla Difesa e ancora ricordano che quell’interesse nazionale che precipita dentro Bae è pieno di brutti ricordi. Ci fu quella commessa miliardaria dei sauditi che aveva tutta l’aria di una tangente, ancora ai tempi dell’ex premier Tony Blair, e ancora l’anno scorso lo psicodramma sull’eventuale fusione con i colleghi continentali di Eads, finito in un nulla di fatto. Sul Guardian, Andy Beckett ha firmato una lunga inchiesta sul tema, arrivando a sostenere che non è una scelta economica, quella di essere così scattanti sulla Difesa, ma una scelta politica (guerrafondaia).
In realtà la preoccupazione principale di Cameron è tutta diversa. Ha forti interessi commerciali da difendere in questa visita indiana, e non potrebbe essere diversamente visto che lo stesso Singh non nasconde la priorità rappresentata dall’acquisto di armamenti. Ma Cameron vuole segnare soprattutto punti politici. Come ha scritto l’Economist nella rubrica Bagehot, gli indiani sono insensibili allo charme diplomatico degli inglesi, anzi li guardano con estremo sospetto: Tony Blair, che pure aveva instaurato una grande collaborazione con Nuova Delhi, fu accolto una volta da uno studente che gli chiese se era conscio della responsabilità dei britannici nel conflitto in Kashmir (a Blair mancò la risposta pronta, decisamente). Per Cameron la situazione è anche più difficile: non soltanto i rapporti di forza si sono invertiti (è Londra a dover chiedere permesso a Nuova Delhi, non viceversa), ma gli indiani sono ben più interessati ai prodotti tedeschi e al know how nucleare francese rispetto ai servizi che possono offrire gli inglesi. I contratti ci saranno, ma con calma, e questo vale anche per il tanto amato Typhoon.